Cambia lingua

Come funziona il finanziamento della ricerca scientifica in Italia e come puoi contribuire

Come si finanzia la ricerca scientifica in Italia? Scopri come funziona, quanto si spende rispetto all'Europa e come puoi contribuire concretamente con una donazione.

La ricerca scientifica è il motore del progresso: ogni nuova terapia, ogni diagnosi più rapida, ogni farmaco innovativo nasce da un progetto di ricerca che qualcuno ha finanziato. Ma cosa significa, concretamente, finanziare la ricerca scientifica in Italia?

Il sistema di finanziamento della ricerca in Italia si regge su tre pilastri: le risorse pubbliche (Stato, università, enti di ricerca), i contributi privati (aziende e fondazioni) e le donazioni dei cittadini a organizzazioni non profit.

In questo contesto quindi entra in gioco anche il Terzo Settore: organizzazioni non profit come Fondazione Telethon finanziano ricerca su ambiti che spesso non attirano grandi investimenti pubblici o industriali come le malattie genetiche rare. Lo fanno grazie alla fiducia e alla generosità di centinaia di migliaia di persone che scelgono, ogni anno, di trasformare il proprio contributo in speranza concreta.

Quanto investe l'Italia nella ricerca scientifica

Per capire meglio come funziona il finanziamento alla ricerca in Italia, è utile partire dai numeri prendendo con considerazione l’ultimo report ISTAT (settembre 2025): nel 2023 l'Italia ha speso complessivamente 29,4 miliardi di euro in Ricerca e Sviluppo (R&S), con un aumento del 7,7% rispetto al 2022. Una buona notizia che però va rapportata al PIL, per capire che incidenza percentuale ha questo tipo di spesa sull’economia italiana. Così il quadro cambia: la spesa in Ricerca&sviluppo italiana si ferma all'1,37% del PIL, un valore stabile rispetto al 2022 e in leggero calo rispetto all'1,41% del 2021.

29,4 miliardi investiti in R&S (2023-2025)
1,37% spesa R&S rapportata al PIL
2% spesa media europea

Cosa significa quindi? In termini assoluti il trend di finanziamento alla ricerca nel nostro Paese è positivo, ma si tratta ancora di una spesa piccola in relazione al PIL. E in relazione anche agli altri Paesi europei.

Se guardiamo proprio alla percentuale rispetto al PIL, la media Europea si attesta sopra il 2%, mentre appunto quella italiana poco sopra l’1%. Ad alzare la media ci sono paesi come la Germania che negli ultimi anni ha superato il 3%. In realtà, nel complesso, anche la stessa Unione Europea continua a non raggiungere pienamente l'obiettivo storico europeo del 3% del PIL investito in Ricerca&sviluppo, fissato come target strategico per aumentare competitività e innovazione. Ma l’Italia resta tra i Paesi con l'intensità di ricerca più bassa dell'Unione.

L’investimento in ricerca sanitaria

Andando a considerare l’investimento in ricerca sanitaria, l’Italia sembra colmare un po’ il divario rispetto ad altri paesi europei: considerando il decennio 2014-2024, l’Italia è infatti tra i paesi che registra un aumento notevole (+107%) dei livelli di spesa pubblica pro capite superiori alla media dell’UE, al pari di Paesi Bassi, Germania e Lussemburgo. Il nostro paese si colloca anche al di sopra della media europea (20 euro pro capite) anche calcolando la spesa per singolo cittadino, attestandosi intorno ai 25 euro.

In sintesi

Questi numeri raccontano una realtà sfaccettata: l’investimento italiano in ricerca è cresciuto nel tempo, ma non abbastanza da raggiungere il livello di altri paesi europei.

Ecco perché il contributo di privati, aziende e cittadini è tutt'altro che accessorio: è una componente strutturale del sistema.

Le principali fonti di finanziamento alla ricerca

Chi finanzia concretamente la ricerca in Italia? Ci sono diversi attori nel settore pubblico e in quello privato, ciascuno con un ruolo specifico. Considerando sempre l’ultimo report Istat citato sopra, entrambi i settori hanno aumentato l’investimento in ricerca nel biennio 2023-2025, con gli incrementi maggiori nelle istituzioni pubbliche e nelle Università (rispettivamente +14,5% e +9,9%); la spesa da parte delle imprese private aumenta del 5,4%, ma è soprattutto merito delle medie e grandi impese.

In questo contesto si inserisce poi il ruolo del settore non profit che dà ancora un contributo piccolo in termini percentuali (1,7%), ma sta diventando sempre più strategico. Anche perché investe oltre i due terzi dei fondi in ricerca nel campo medico-sanitario.

Ma vediamo nel dettaglio le principali fonti di finanziamento.

I finanziamenti pubblici

La maggior parte dei fondi di finanziamento pubblico è gestito dal Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR) e viene assegnato attraverso bandi a cui possono applicare Università o istituti di ricerca presentando una proposta competitiva.

Il MUR prevede una serie di programmi di finanziamento destinati sia alla ricerca di base, per ampliare la conoscenza scientifica senza che questo sia collegato a obiettivi industriali o commerciali, ma anche alla ricerca industriale vera e propria. A questo si aggiungono programmi come il FIS (Fondo Italiano per la Scienza), destinato a sostenere progetti di ricerca di alta qualificazione, o il PRIN (Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale) per progetti proposti da team di ricerca pubblici. Il Ministero infine concede contributi a enti privati di ricerca senza scopo di lucro che lavorano per ampliare le conoscenze culturali, scientifiche, tecniche, ma anche in questo caso non necessariamente collegate a obiettivi industriali o commerciali.

Negli ultimi anni poi si sono aggiunti degli importanti strumenti di finanziamento statale, motivo per il quale si registra anche un aumento dell’investimento nelle istituzioni pubbliche e nelle Università nel biennio 2023-2025. Vediamole nel dettaglio:

  • nel febbraio 2026 è stato varato il Piano Triennale della Ricerca che stanzia 1,2 miliardi di euro per il periodo 2026-2028 ed è fondato su un calendario dei bandi certo, un fondo unico nel quale confluiscono i precedenti strumenti ministeriali destinati alla ricerca di base e applicata (Fondo per la Programmazione della Ricerca) e su risorse definite. L’obiettivo è quindi quello di garantire continuità e stabilità dei finanziamenti per università, enti di ricerca, ecc.
  • PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): il piano di rilancio economico prevede una parte di investimento in Istruzione e ricerca (Missione 4) e in Salute (Missione 6). Nell’ambito della Missione 4 su un tot. di 30 miliardi di euro stanziati, 8 sono stati destinati al MUR per sostenere gli investimenti in ricerca e sviluppo, promuovere l’innovazione e la diffusione delle tecnologie e a rafforzare le competenze. Anche parte della Missione 6 (15,6 miliardi tot.) è pensata per sostenere il potenziamento della ricerca scientifica.

Un altro canale di finanziamento arriva dall’Unione europea: il Programma Quadro europeo della ricerca è lo strumento principale per finanziare la ricerca e l’innovazione. Dal 2021 al 2027 il programma attivo è Horizon Europe, con un budget di oltre 95 miliardi di euro, che permette ai ricercatori italiani di competere su scala internazionale in ambiti tematici differenti (salute, clima, energia, digitale, cultura, ecc.)

I finanziamenti privati

Le imprese private rappresentano il motore principale di Ricerca&Sviluppo in Italia: nel 2023 hanno investito 17,2 miliardi di euro, pari al 58,4% della spesa nazionale complessiva. Sono le grandi imprese, nella maggior parte dei casi multinazionali, ad essere trainanti e l’investimento è in crescita (+7,3% vs 2022). Ma le imprese private concentrano la maggior parte dei fondi in ricerca nel settore automobilistico, mentre solo meno del 5% dell’investimento riguarda settori come la ricerca scientifica o farmaceutica.

Quindi le imprese hanno un peso rispetto all’investimento in Ricerca&Sviluppo in Italia, ma hanno davvero un impatto forte solo in alcuni ambiti.

Le donazioni da privati cittadini e organizzazioni non profit

Il settore non profit dà un contributo al panorama generale ancora piccolo in termini percentuali perché rappresenta solo l'1,7% della spesa totale, ma il suo valore è strategico e insostituibile.

58,4% % spesa imprese private
25% % spesa università
14,9% % spesa istituzioni pubbliche
1,7% % spesa non profit

Le donazioni dei privati cittadini, infatti, hanno una caratteristica unica: sono flessibili, perché possono essere destinate a più cause contemporaneamente, attraverso forme di sostegno differenti. Permettono di finanziare ricerca su ambiti specifici, come le malattie rare, spesso trascurate dai grandi investimenti, orfane di ricerca e farmaci, perché il mercato è troppo piccolo. Se prese singolarmente, queste malattie non sono statisticamente rilevanti, ma nel loro complesso colpiscono tra il 3,5%-5,9% della popolazione mondiale quindi sostenere la ricerca scientifica su questo fronte è fondamentale per tante famiglie. Ed è qui che entrano in gioco la generosità delle persone e il contributo delle organizzazioni non profit come Fondazione Telethon, che finanzia ricerca sulle malattie genetiche rare dal 1990.

Come vengono assegnati i fondi alla ricerca

Un aspetto fondamentale per chi dona è sapere come vengono selezionati i progetti da finanziare. Trasparenza e rigore scientifico sono essenziali per garantire che ogni euro venga investito nel modo più efficace possibile.

Il processo di valutazione scientifica

Nel sistema pubblico e nel Terzo Settore, i fondi per la ricerca vengono assegnati principalmente attraverso bandi competitivi: i ricercatori applicano al bando presentando i loro progetti, che vengono valutati da commissioni scientifiche indipendenti sulla base di criteri come l'originalità, la fattibilità, l'impatto atteso e la competenza del team.

Questo meccanismo è noto come peer review (valutazione tra pari), in uso presso i National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti, ed è lo standard internazionale per garantire che i fondi vadano ai progetti più promettenti.

L’importanza del monitoraggio e della trasparenza

I migliori enti di ricerca e le organizzazioni non profit più serie non si fermano alla selezione iniziale: monitorano i progetti nel tempo, verificano i risultati e rendicontano pubblicamente come sono stati utilizzati i fondi.

Gli enti del Terzo settore come Fondazione Telethon pubblicano ogni anno un Bilancio Sociale che racconta in modo dettagliato come vengono impiegati i fondi raccolti e quale impatto hanno generato. Si tratta di un documento redatto in conformità alle Linee Guida emanate con il D.M. 4 luglio 2019 per gli Enti del Terzo Settore, che va depositato presso il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) entro il 30 giugno di ogni anno, con riferimento all’anno di esercizio precedente.

Il 5 per mille per la ricerca scientifica

Il 5×1000 è uno degli strumenti più semplici ma importanti a disposizione dei cittadini italiani per sostenere la ricerca. Ma non tutti sanno esattamente come funziona.

Cos'è e come funziona? Il 5×1000 è una quota dell'IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche che lo Stato dà la possibilità di utilizzare per sostenere enti no profit, enti che si occupano di ricerca scientifica, universitaria o medica, ma anche di sport e promozione di beni culturali e paesaggistici. Non è una donazione aggiuntiva: è una parte delle tasse già dovute che, anziché restare nel gettito generale, viene indirizzata verso chi fa ricerca.

Per destinarlo bastano alcuni semplici passaggi:

  1. Cercare la sezione “Scelta per la destinazione del cinque per mille dell’IRPEF” in base al proprio modello di dichiarazione dei redditi (730, 730 precompilato, Modello Redditi PF). Per chi deve presentare la Certificazione Unica, va utilizzata la scheda per la destinazione del 5x1000 allegata alla CU.
  2. Scegliere il riquadro con la categoria del beneficiario che ti interessa 
  3. Inserire il codice fiscale dell’ente scelto
  4. Mettere una firma

Il 5x1000 è uno strumento ancora poco conosciuto ma che distribuisce fondi che possono fare la differenza: nel 2025 sono circa 602 i milioni di euro erogabili ad enti beneficiari (96mila), grazie a una crescita delle firme degli italiani del 2,4% (15,6 mln di firme tot.).

Fondazione Telethon è tra i principali beneficiari del 5×1000 nella categoria "Finanziamento della ricerca scientifica e della università". Il codice fiscale da ricordare è: 04879781005. 👉 Scopri come destinare il tuo 5×1000 a Fondazione Telethon

Il contributo di Fondazione Telethon

Fondazione Telethon nasce nel 1990 con un obiettivo chiaro: promuovere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare. Perché proprio le malattie genetiche rare? Si tratta di malattie spesso trascurate, orfane di ricerca e farmaci, che prese singolarmente colpiscono poche persone. Ma per noi ogni vita conta. Per questo abbiamo scelto di dare priorità a queste malattie e dare attenzione a chi è ignorato.

3,5%-5,9% popolazione mondiale colpita
6-8.000 malattie rare conosciute
300-450 mln persone colpite nel mondo

Come lavoriamo? Abbiamo costruito nel tempo un modello che copre tutte le fasi del percorso della ricerca biomedica, trasformando una scoperta scientifica in una terapia disponibile per i pazienti: si parte dalla raccolta fondi alla selezione dei progetti in modo meritocratico e trasparente, dall’attività di ricerca nei nostri Istituti allo sviluppo clinico, fino alla produzione, all’autorizzazione regolatoria e alla commercializzazione di terapie.

I progetti di ricerca finanziati vengono selezionati attraverso un rigoroso processo di valutazione affidato a una Commissione Medico-Scientifica, composta da scienziati, italiani e internazionali. Il metodo di selezione e valutazione utilizzato è quello della peer review, un metodo trasparente e orizzontale che premia i progetti più meritevoli e con il maggior impatto potenziale sulla vita dei pazienti.

Dal 1990 ad oggi abbiamo investito 790 milioni di euro in ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare, con questi risultati*:

  • 3.186 progetti di ricerca finanziati
  • 1.958 ricercatori finanziati
  • 676 malattie genetiche rare studiate
  • 3 terapie registrate come farmaci per Ada-Scid, Leucodistrofia Metacromatica e sindrome di Wiskott-Aldrich

*dati all’ultimo bilancio sociale 2025

Negli ultimi anni abbiamo compiuto l’ultimo passo: nel 2023 abbiamo assunto la responsabilità diretta della produzione e distribuzione in Europa della terapia genica per l’ADA-SCID; nel dicembre 2025 la Food and Drug Administration (FDA) e nel gennaio 2026 la Commissione Europea hanno autorizzato la commercializzazione della terapia genica per la sindrome di Wiskott-Aldrich, nata nei laboratori dell’Istituto di Milano. Con queste approvazioni, Fondazione Telethon è la prima organizzazione non profit ad accompagnare una terapia dalle prime fasi della ricerca alla commercializzazione.

Come puoi contribuire al finanziamento della ricerca sulle malattie genetiche rare

Sostenere la ricerca di Fondazione Telethon è semplice ma fondamentale. Puoi scegliere tra diverse modalità, in base alle tue esigenze e disponibilità.

Donazioni occasionali e regolari

Puoi scegliere di fare una donazione singola (una tantum) in qualsiasi momento, oppure attivare una donazione regolare (continuativa), un contributo che si ripete ogni mese (oppure ogni anno) che garantisce alla ricerca continuità e stabilità.

Lasciti testamentari

Un lascito testamentario è un gesto che va oltre la propria vita: significa destinare, tramite il proprio testamento, una parte del proprio patrimonio a una causa che ti sta a cuore, come appunto la ricerca sulle malattie genetiche rare. Scegliere di fare un lascito testamentario significa dare futuro alla vita e alla scienza, per i bambini e le famiglie in attesa di una cura.

Regali e bomboniere solidali

Oggetti per la casa e per l'ufficio, libri e prodotti per bambini, bomboniere, liste regalo e regali virtuali: scegli un regalo o una bomboniera sul nostro shop solidale per fare un gesto che vale di più, perché è un pensiero originale per parenti, amici, colleghi, e allo stesso tempo sostiene la ricerca sulle malattie genetiche rare. 

Le agevolazioni fiscali per chi dona

Le donazioni a Fondazione Telethon, in quanto Ente del Terzo Settore, godono di agevolazioni fiscali:

  • Detrazione IRPEF del 30% per donazioni fino a 30.000 euro annui
  • Deduzione dal reddito complessivo fino al 10%

Il donatore può scegliere il regime più vantaggioso in base alla propria situazione fiscale.

Il tuo browser non è più supportato da Microsoft, esegui l'upgrade a Microsoft Edge per visualizzare il sito.