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Nato nel 1959, Angelo Poletti si è laureato in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, specializzandosi poi in Endocrinologia Sperimentale all’Università di Milano. Dopo tre anni di ricerca presso il Dipartimento di Biologia Cellulare e Molecolare del Baylor College of Medicine di Houston (Usa), Angelo Poletti ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienze Endocrinologiche e Metaboliche. Attualmente è professore ordinario di Biologia Cellulare e Applicata presso il Dipartimento di Scienze Farmacologiche e Biomolecolari dell’Università degli Studi di Milano.

Coordina un gruppo di ricerca che studia le basi molecolari di diverse malattie neurodegenerative e neuromuscolari a carattere ereditario monogenico. Tra queste, principalmente malattie che colpiscono i motoneuroni (l’atrofia muscolare spinale e bulbare o SBMA e alcune forme familiari di sclerosi laterale amiotrofica o SLA) e/o i muscoli (quali la miopatia miofibrillare di tipo 13 o miopatie associate a mutazioni di VCP e altre). Nei pazienti affetti, queste malattie possono presentare fenotipi comuni, ma anche caratteristiche cliniche molto diverse. Tuttavia, molte sono caratterizzate dagli stessi meccanismi molecolari neurotossici. Uno dei meccanismi patogenetici più ricorrenti è legato all’espressione di proteine mutate che faticano a ripiegarsi correttamente, ma generano strutture aberranti che ne determinano la loro aggregazione. Questo processo causa uno stress cellulare (chiamato stress proteotossico) particolarmente dannoso per le cellule post-mitotiche quali i neuroni e le cellule muscolari. In queste cellule, lo stress proteotossico può perturbare o attivare in modo anomalo i sistemi di controllo di qualità ribosomiale e proteico, incluse le vie degradative delle proteine a conformazione errata. A valle ciò induce una serie di disturbi alle funzioni cellulari che danneggiano o portano alla perdita dei neuroni e delle fibre muscolari. Lo sforzo del laboratorio guidato dal Prof. Poletti è quello di caratterizzare a fondo questi eventi dannosi, al fine di identificare bersagli che possono essere modulati geneticamente o farmacologicamente, sia per prevenire la sintesi e la formazione delle proteine aberranti, che per aumentarne la loro rimozione dalle cellule tramite il potenziamento dei sistemi degradativi.

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